Uno spazio per chi vuole raccontare in maniera creativa la propria galera, quella degli altri, quella solo immaginata o quella assolutamente inimmaginabile.
L'orologio
Stefano Adami

“che ore so?”
“le due”
“…ancora le due… ma il er tempo qui nun passa proprio mai eh!?”
(…)
“che ore so?”
“…le due e mezza…”
“..eppure me sembrava fosse passato più tempo….”
(…)
“…scusa….me dici che ora è?.....”
“aho!...sò le tre e m’hai rotto li cojoni!....ma l’orologio nun ce l’hai?..”

L’avevo l’orologio. Anche bello, non di valore ma a me piaceva.
Me lo avevano tolto insieme a qualche altro effetto che neanche ricordo quando ero entrato.
Adesso era riposto in chissà quale meandro dell’ufficio matricola del carcere che aveva l’onore di ospitarmi….
Fino a quel momento, e chissà perché, non ci avevo mai pensato all’orologio. Forse perché fino a quel momento non avevo l’ossessione del tempo. Sembrava non passasse mai…
Ma adesso questa ossessione si faceva sempre più presente, continua, subdola.
Cominciai a pensare e a credere che lì dentro i giorni durassero 28 o 29 ore!
E la notte poi…meglio non parlarne. Quando arrivava, se arrivava, accoglievi il sonno come un dono divino. Il modo più sicuro e veloce per portare la mente fuori dal quel carnaio, da quel mondo così irreale e diverso…
…E continuavo a stare senza orologio…
Cominciai a notare che tanti, tantissimi nel reparto lo portavano al polso. Ce ne erano di tutti i tipi…
…di plastica…di plastica…di plastica…di plastica….ah no!...quello non è di plastica….il mio non è di plastica….allora sai che faccio…domandina….

“Con la presente, chiedo all’illustrissima…etc….etc…di poter avere indietro l’orologio di mia proprietà che attualmente è in custodia presso i vostri uffici….etc etc…”

“L’hai fatta la domandina?”

mi chiese il mio compagno di cella, uno slavo del quale ho sempre rinunciato a pronunciarne il nome, tanto era difficile…

“Fatta e imbucata.”
“Bene, tra qualche giorno ti chiameranno in matricola e ti consegneranno l’orologio, vedrai, non ci saranno problemi.”

E che problemi potrebbero esserci? In fondo si tratta di un orologio. La copia ben fatta di una nota marca di maestri orologiai, con il cinturino di metallo e il quadrante tutto nero. Una copia ben fatta. Proprio un bell’orologio.
Quando la matricola chiamò scesi le scale guardandomi il polso sinistro nudo, lo strofinai con l’altra mano in un istintivo rito preparatorio…tra poco l’avrei ornato con il più bello di tutti gli orologi che quel reparto avesse mai visto!....
...Qua dentro anche una semplice novità come ricevere un orologio diventa importante…perché è un modo per continuare a mantenere vivo e continuativo il legame con il mondo esterno, con la normalità….più che altro…


…Un cancello, un altro, il cortile, un cancello…ecco la matricola…

….”Venga avanti”
…”Buongiorno, sono…”
“Lo sappiamo chi è!”

In piedi di fronte ad una scrivania, dentro un piccolo ufficio adiacente a quello più grande e vero e proprio della matricola…seduto dietro la scrivania una divisa dentro la quale stava un signore di mezza età con la faccia atteggiata a duro. Sulla mia destra altre due divise, in piedi e con le braccia conserte...le facce atteggiate a duri…
Cominciai ad avvertire una sensazione di ostilità e di avversione che non riuscivo in nessuno modo a spiegarmi… sentivo i loro sguardi truci addosso che mi squadravano e mi facevano sentire colpevole, veramente colpevole….di cosa non lo so…ma se lo avessi chiesto a loro sicuramente avrebbero saputo trovarmi una marea di articoli che in quel momento stavo violando…fermo…lì…in piedi…

“Si sieda”
Mi misi seduto guardando fisso davanti a me, volutamente. In qualche modo sentivo che stava per succedere qualcosa che non era previsto, non per una domandina su un orologio almeno…

Dalla mia destra la voce arrivò forte e decisa…

” Chi ti ha detto di sederti? In piedi!...io non ti ho ordinato di sederti!”

…Mi alzai…

“ Qua devi fare solo quello che ti ordiniamo di fare…qua non sei nessuno!”

Gli occhi dell’assistente di fronte a me si alzarono leggermente dalla scrivania accompagnando in modo ironico la sua voce pacata

”…Le ho chiesto di sedersi…”

Avevo capito il loro giochetto…ma non ne riuscivo a comprenderne il motivo…
Rimasi in piedi…Ci guardammo fissi negli occhi per un attimo e capii come sarebbe andata a finire…

“Lei chiede di riavere indietro il suo orologio…bello…ma quanto vale?”
“ esattamente 30 euro…è quello che pagai al cinese…”
“…Il cinese?...”
“…Assistè…è una riproduzione…”
“ ho capito….può andare”
“ e…e l’orologio?...”

Che imbecille! Avevo capito appena messo piede in quel loculo che non lo avrei riavuto indietro eppure mi ero lasciato scappare la supplica…ero cascato come un pivello! Gli avevo servito su un piatto di argento la possibilità di godersi pienamente la prepotenza, o meglio, avevo confermato loro che erano riusciti là dove volevano riuscire.

“l’orologio rimane qua!...vada… vada.”

Tornai mestamente al reparto. Dell’orologio non me ne fregava più niente. Quello che mi bruciava era la figura che avevo fatto.
E poi non riuscivo a spiegarmi il perché… si trattava di un orologio… mica di una pistola…
Cominciai anche a dubitare di ritrovarlo e di riaverlo una volta uscito….
..Cominciai anche a dubitare che sarei uscito…
- fine -

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