Uno spazio per chi vuole raccontare in maniera creativa la propria galera, quella degli altri, quella solo immaginata o quella assolutamente inimmaginabile.
La prova
Salvatore Ferraro

La sveglia la diedero al solito modo. Una barra di ferro percossa sulla grata: tre colpi in battere e quattro in levare. Era stata una notte tranquilla, i miei occhi avevano riposato bene. Mi diressi verso il lavabo, rinfrescai il viso con rapidi gettiti di acqua gelata, insaponando il collo, le orecchie e tutto il resto. Dal corridoio arrivò il clamore assordante dei blindati sbattuti: stavano aprendo le celle, l'intera sezione si apprestava a fare l'ora d'aria.
Stecche (un atto di giustizia)
Salvatore Ferraro

Scendemmo in campo a passo svelto. L'aria si riempì di urla ed eccitazione. Faceva molto caldo, la polvere secca penetrò dentro le narici asciugandoci la gola. Qualcuno aveva provveduto a tracciare con del gesso i contorni del terreno di gioco e a sistemare a dovere anche le panchine. D'altronde era la sfida più importante della settimana: detenuti italiani contro extracomunitari.
Avrebbe arbitrato Sebino, tre omicidi a carico. Carlo, arbitro del precedente incontro, non si era ripreso ancora dal tentativo di linciaggio subìto.
Desideri ("domandine")
Salvatore Ferraro

Forse c'era ancora giustizia: Lillo stava finalmente vincendo a tresette. Erano trascorsi nove anni e quattro mesi dall'ultima volta: una modifica di legge penitenziaria, tre avvicendamenti di ministri di grazia e giustizia, ottantuno visite di parlamentari, un appello del Pontefice, ottocento falsi allarmi su amnistie imminenti. Ora era successo ancora: Lillo stava vincendo.
Dichiarazione spontanea
Salvatore Ferraro

Signor Giudice, 'e chiacchiere stanno a zzero, er reato l'ho fatto, so' ventanni che faccio reati de 'sto genere. So' 'npesce piccolo, è vero, mica ammazzo 'a gente, entro ed esco de galera come se fosse na cabbina de spiaggia, ma cce so' tante cose che lei nun sà e cche quanno scrive 'nsentenza manco see ricorda, magari nun pè cattiveria. Ecchè vvoi annate sempre de fretta a cundannà, ma a vvedè 'e cose mejo cce vole tempo, troppo tempo e ppè capille nun bastano manco ddu vite.
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