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Uno spazio per chi vuole raccontare in maniera creativa la propria galera, quella degli altri, quella solo immaginata o quella assolutamente inimmaginabile.
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Madonne Salvatore Ferraro Rimase sdraiato sulla branda in posizione supina, con la pancia dilatata a fargli ombra in volto. Il suo respiro era pesante, gli anni trascorsi in galera quattordici. Falasca oggi era in vena di confidenza: aveva bevuto.
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Lettere Salvatore Ferraro Il silenzio avrebbe ucciso anche le mosche. Il pomeriggio era sempre così: assassino con i più deboli, sfiancante e depressivo. Il corridoio odorava di straccio umido, sulla rotonda del reparto alcuni agenti compilavano schedine bingo nel vano tentativo di cambiare vita. Erano le 16,00. Tra poco sarebbe passata la posta. |
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La forza dell'amore Salvatore Ferraro Era lunedì, giorno di cambio-lenzuola. Ci svegliammo presto, prima del solito, e arrotolammo i vessilli grigi, sporchi di insonnia, sull'oblò del blindato. Sarebbero passati di lì a poco quattro lavoranti, accompagnati dal suono malconcio di un carrello, per consegnarci lenzuola nuove, grigie anch'esse, ma di un grigio più pulito. Io mi stavo preparando: oggi era il nostro turno di colloquio famiglia e avrei incontrato mia sorella: ci tenevo a farle buona impressione. |
Ali Salvatore Ferraro Pioveva, pioveva forte.
L'aria penetrò dalla grata, dolce e pulita. Socchiusi gli occhi, respirai a fondo: mi sentii subito meglio. Rimasi sdraiato sopra il letto, in confortante immobilità, col televisore tenuto a basso volume. L'atmosfera si era fatta densa, più familiare. Era calato un po’ di buio sopra la mia testa, un buio buono: quello di una nuvola di passaggio. Sorrisi, mi riempii ancora i polmoni di quell'aria fresca. Le gocce del temporale battevano forte sulla grata, la musica che ne veniva fuori invitava quasi a danzare. |
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